PRESENTAZIONE: GLI STUDENTI E IL BLOG
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mercoledì 1 maggio 2019
martedì 16 aprile 2019
IO CITTADINO PER LA COSTITUZIONE
Io cittadino per Costituzione
Iniziamo il nostro percorso con una breve premessa sulla
nostra Carta Costituzionale, come affermiamo nel video “in essa c’è tutta la
nostra storia”. Ci piace partire citando uno dei padri della nostra
Costituzione, Pietro Calamandrei, abbiamo ascoltato il discorso che fece ai
giovani nel lontano 1955, ci ha fatto riflettere ed emozionare. Consigliamo la visione anche a voi, le sue
parole suonano attualissime ancora oggi.
Calamandrei sostiene
che “La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non
si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci
dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere le promesse in essa
contenute, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno
alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo
politico che è una malattia dei giovani (…)”
“ e non solo” - aggiungiamo noi!
La Costituzione della Repubblica
Italiana, entrata in vigore il 01/01/1948, promulgata dal Capo provvisorio
dello Stato Enrico De Nicola. E’ la
Legge fondamentale dell’Ordinamento Italiano, che tutte le scuole sono tenute a
far conoscere approfonditamente agli alunni così come previsto dall’art 1 della
Legge 169/2008 e ribadito nei più recenti Regolamenti attuativi della riforma
del Sistema scolastico attraverso l’introduzione dell’insegnamento trasversale
di “Cittadinanza e Costituzione”.
La Costituzione è la solida base su cui poggia
la nostra convivenza civile, il nostro essere comunità di uomini e donne uniti
da regole e valori condivisi. Oltre ad essere riletta è necessario che diventi
parte integrante di un percorso di studio e confronto che consenta ai nostri
giovani di capire come è nata e in quale contesto storico. E’ importante che le
nuove generazioni riscoprano e approfondiscano i valori fondanti di democrazia,
di libertà, di solidarietà e pluralismo culturale che la Costituzione esprime
al fine di acquisire quelle competenze che sono necessarie per una cittadinanza
consapevole che si fondi sulla conoscenza e sul rispetto delle norme che stanno
alla base del nostro vivere comune. E’necessario pertanto dare ai
nostri ragazzi gli strumenti che servono per partecipare in modo efficace e
costruttivo alla vita sociale, lavorando nel rafforzamento dello studio
dell’insegnamento trasversale di Cittadinanza e Costituzione.
ALCUNE PAROLE CHIAVE:
La capacità di sentirci cittadini
attivi che esercitano i diritti inviolabili ed esercitano i doveri inderogabili
della società di cui fanno parte ad ogni livello, da quello familiare a quello
scolastico, da quello regionale a quello nazionale, da quello Europeo a quello
mondiale, nella vita quotidiana, nello studio e nel contesto lavorativo.
In molti documenti europei e
internazionali il termine cittadinanza è abbinato agli aggettivi democratica,
responsabile, attiva.
Studiare la Costituzione permette
di sentirsi cittadini ed avere una mappa di valori utili per esercitare la
cittadinanza a tutti i livelli. Incrementa la capacità di fare delle scelte
autonome, si qualifica come apprendimento delle regole del vivere e del
convivere, sottolinea la cooperazione e la solidarietà, la costruzione del
senso di legalità. Sottolinea l’importanza di prendersi cura di se stessi,
degli altri, dell’ambiente. Ci permette di riflettere sulla costruzione di una
società interculturale nell’era della globalizzazione. Richiama i concetti di
autonomia, responsabilità, rispetto, cura, convivenza, democrazia.
mercoledì 10 aprile 2019
LA COSTITUZIONE AL MUSEO
LA COSTITUZIONE AL
MUSEO
Nell'ambito del progetto PON
"Blogger d'autore" abbiamo avuto un incontro con gli alunni della
classe 5D dell'indirizzo turistico dell'ITC che guidati dalle professoresse
Ripa e Bellacosa, lo scorso anno hanno partecipato al progetto, prodotto
dall'associazione Marano Ragazzi spot festival per il Consorzio Scuola Città di
Marano, "A regola d'arte" La Costituzione al museo, nell'ambito
dell'alternanza scuola lavoro. Esso mirava ad incrociare i valori, i sentimenti
e la bellezza con l'obiettivo di avvicinare i ragazzi ai valori della legalità attraverso
la visione interattiva di riproduzioni di opere d'arte.
Insieme a loro abbiamo rivisto il
lavoro, è stato un bel momento di condivisione e riflessione sui principi
fondamentali della Costituzione (contenuti negli artt. 1 – 12) non a caso hanno ricevuto tale collocazione da parte dei
Costituenti: rappresentano il nucleo di valori a fondamento di ogni
altro atto normativo gerarchicamente subordinato e dell’azione dei
poteri dello Stato. Perciò essi sono anche detti “supernorme”, in quanto
non sarebbero modificabili neppure con il procedimento di revisione costituzionale
di cui all’art. 139, perché equivarrebbe ad un sovvertimento dell’assetto
costituzionale.
Ciò vuol dire che la caratteristica della nostra Costituzione, al pari di altre contemporanee, è che essa ha inteso offrire, accanto a norme più propriamente organizzative dell’assetto istituzionale, altre essenziali in cui viene affermata solennemente l’intangibilità di un nucleo, i principi fondamentali.
Ciò vuol dire che la caratteristica della nostra Costituzione, al pari di altre contemporanee, è che essa ha inteso offrire, accanto a norme più propriamente organizzative dell’assetto istituzionale, altre essenziali in cui viene affermata solennemente l’intangibilità di un nucleo, i principi fondamentali.
Il loro
valore si dice essere “precettivo” e non “programmatico”: sono quindi norme suscettibili di applicazione diretta
anche quando manchi, nel caso concreto, una esauriente disciplina ordinaria di
dettaglio.
L’eventuale violazione di questi principi costituzionali da parte del legislatore ordinario determina l’illegittimità costituzionale della legge stessa.
L’eventuale violazione di questi principi costituzionali da parte del legislatore ordinario determina l’illegittimità costituzionale della legge stessa.
Tanto
premesso, i primi dodici articoli della Costituzione 1 affermano
i seguenti principi:
- Democraticità - art. 1,
1° comma
- Sovranità popolare –
art. 1, 2° comma
- Inviolabilità dei
diritti – art. 2
- Uguaglianza formale ed
uguaglianza sostanziale – art. 3
- Diritto al lavoro – art.
4
- Riconoscimento delle
autonomie locali – art. 5
- Tutela delle minoranze
linguistiche – art. 6
- Libertà religiosa – art.
8
- Sviluppo della cultura,
della tutela ambientale e del patrimonio storico ed artistico – art. 9
- Ripudio della guerra
come strumento di offesa – art. 11
- Riconoscimento di
collaborazioni internazionali – art. 10
- Struttura della bandiera
italiana – art. 12
I
principi fondamentali sono reperibili in: http://www.quirinale.it/qrnw/costituzione/costituzione.html
Abbiamo
scelto di riportare solo tre delle immagini con le quali A regola d’arte” di
Marano ha rappresentato i 12
principi fondamentali della Costituzione, seguito da un breve commento della
nostra redazione, riportiamo di seguito il link al progetto sopra citato
La
fanciulla, pallida e affranta, è una rappresentazione allegorica dell'Italia
dopo la sconfitta dei moti risorgimentali del 1848 e della conseguente reazione
asburigca nel Lombardo-Veneto. Regge tra le mani una croce, su cui sono
riportate le date delle Cinque giornate di Milano, e un volume con su scritto
“Storia d’Italia”.
Frencesco Hayez
(Venezia 1791- Milano 1882)
(Venezia 1791- Milano 1882)
Il nostro commento
L’aver rappresentato l’Italia come
una giovane donna sembra farci riflettere sulla fragilità e insieme sulla
grande potenza creatrice che lo Stato ha per i sui “figli” – cittadini.
Bambina con la colomba
Tra le opere giovanili dell'autore, questo dipinto ritrae
con grande immediatezza espressiva una bimba che regge nelle mani una colomba,
simbolo di pace. Le forme sono rese con linee rapide, in una scala cromatica
incetrata sul verde. La colomba, un elemento iconografico che torenerà
frequentemente nella produzione di Picasso, era anche il soggetto preferito di
Don Jose Ruiz, padre dell'artista.
Pablo Picasso
(Malaga 1881 - Mougins 1973)
Articolo 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale.
Il rispetto... è la cosa più bella che ha inventato la Costituzione!
Prima c’era solo la tolleranza, che consente di accettare
le altre, gli altri, ma le/li pone ad un livello inferiore: Noi cattolici
abbiamo la verità, però tolleriamo i musulmani anche se non ce l’hanno. Noi
eterosessuali tolleriamo gli omosessuali, però noi siamo sani, loro sono malati
o comunque immondi.
Il rispetto elimina i piedistalli e mette tutti sullo
stesso piano. Ibrahim, il vostro compagno di scuola, è uno di voi non perché
gli fate la carità o lo tollerate, ma perché è uguale a voi... La civiltà è
rispettare i diritti di tutte, tutti... in particolare quelli inviolabili, come
la vita, la salute, la pace…
Però… C’è un però! L’articolo 2 riconosce i diritti
inviolabili dell’uomo. E la donna? È andata a fare la spesa? Sta stirando le mutande?
o lavando i piatti? Teniamo gli occhi bene aperti: la stessa Costituzione
commette un’ingiustizia! La donna andrebbe risarcita per tante vessazioni,
compresa la “dimenticanza” della Costituzione, che comunque sicuramente
ricomprende nella parola “uomo” anche la donna, tanto che nell’articolo 3
sancisce esplicitamente l’uguaglianza fra donna e uomo. Però la questione
sarebbe inequivocabilmente risolta sostituendo il vocabolo “uomo” dell’artico 2
con “persona”, che rende uguali tutti gli esseri umani anche nel
linguaggio.
(Tratto da La Costituzione al Museo Marano)
Il nostro commento
Terzo paradiso
Il simbolo del Terzo Paradiso,
che riconfigura il segno matematico dell'infinito, è composto da tre cerchi
consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano l'opposizione tra natura e
artificio, quello centrale costituisce la sintesi tra i due opposti, ed è
considerato dall'artista "il grembo generativo della nuova umanità".
Nel 2014 il simbolo del Terzo Paradiso è stato installato nell'atrio della sede
del Consiglio dell'Unione Europea a Bruxelles durante il semestre di presidenza
italiana.
Michelangelo Pistoletto
(Biella 1933)
Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al
lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
La Costituzione non si accontenta
della nostra neutralità, ci chiede di esserci, in tutte le comunità di cui
facciamo parte, dalla famiglia al mondo; di scegliere da che parte stare; di
non rimanere inerti.
Don Lorenzo Milani afferma che
ognuno è responsabile di tutto.
Quindi anche noi abbiamo la
nostra parte di responsabilità se ci sono le mafie, la corruzione, la povertà,
la violenza sulle donne, la pedofilia… Certo, non dobbiamo autoflagellarci, né
partorire imprese titaniche o correre rischi irragionevoli, ma quello che
possiamo dovremmo farlo!
Proviamo ad analizzare il nostro
quotidiano e riflettiamo su come possiamo anche noi combattere le mafie.
Nessuno ci chiede di metterci ad indagare, di intervenire per evitare una
rapina, di sparare ai banditi, ma potremmo almeno non comprare i videogiochi
taroccati, le false griffe, perché così riconosciamo un ruolo imprenditoriale
alle mafie, che ne gestiscono il traffico! Potremmo rilasciare sempre lo
scontrino se siamo commercianti, la fattura se siamo professionisti, non far
passare la carta per prosciutto se facciamo i salumieri. Anche pagare il pizzo
è una forma di consenso alle attività criminali, o assumere sostanze
stupefacenti, o dare la “mancia” per avere prima un certificato. L’evasione
fiscale è una delle forme più significative di fuga dalle responsabilità. Con i
soldi che sottraiamo all’erario si potrebbero costruire più scuole, aumentare
le strutture sociali, assumere più poliziotti.
Accontentando la Costituzione,
saremmo responsabili di un mondo migliore. Basterebbe fare il proprio dovere!
Ma, se vogliamo, possiamo anche svolgere attività associative, di volontariato
per lenire gli effetti delle ingiustizie, per limitarle, per impedirle. (Tratto
da La Costituzione al Museo Marano)
Il nostro commento
Il lavoro è il contributo che
ciascuno di noi può dare, non esiste democrazia senza responsabilità. Lavoro vuol
dire impegno, l’impegno di fare quanto è in noi, non è una macchina ma un pezzo
di carta, perché si muova bisogna che ognuno, ogni giorno vi metta il proprio
combustibile, la propria responsabilità. Solo quando sarà raggiunta la piena
occupazione, sarà garantito un lavoro a tutti potremmo dire che questa formula
corrisponda alla realtà. Tanti sono gli ostacoli da rimuovere ancora oggi. La
Costituzione apre la via verso l’avvenire.
mercoledì 27 marzo 2019
I PRINCIPI ISPIRATORI DELLA COSTITUZIONE
I principi ispiratori della Costituzione italiana sono:
1.
Il
principio democratico e lavorista
2.
Il
principio di uguaglianza
3.
Il
principio autonomista e la sussidiarietà
4.
Il
principio concordatario
1 PRINCIPIO
LAVORISTA
La
Costituzione italiana, affermando che «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro»
(art. 1), sancisce il principio lavorista: il lavoro, dunque,
costituisce il valore centrale dell’ordinamento e il criterio
guida della politica nazionale, che deve essere indirizzata verso la massima
occupazione.
Il diritto al
lavoro, sancito dal comma 1 dell’art. 4 Cost. (La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto) si configura come:
·
diritto di libertà: ogni cittadino deve essere libero di
scegliere quale attività lavorativa svolgere;
·
diritto civico: ogni cittadino ha un diritto
(difficilmente esercitabile) di pretendere dallo Stato un «facere» per
promuovere le condizioni che lo rendano effettivo.
A chiarire ancora meglio l’importanza
del lavoro è la lettura dell’art. 4 comma
2, Cost. (Ogni cittadino ha il dovere di
svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una
funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società).
Da esso emerge la volontà del Costituente di considerare il lavoro non solo
come diritto, ma anche dovere di solidarietà che ciascun cittadino è
tenuto ad adempiere per contribuire al progresso dell’intera collettività.
Autore: Francesco Strianese V A
1
Il principio lavorista
E’ uno dei principi ispiratori
della nostra Costituzione. Ci sono
riferimenti già agli art. 1, comma 1 ed all’art. 4, comma 2. Il lavoro non è
solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale che nobilita l’uomo. Non
è solo un diritto, bensì anche un dovere che eleva il singolo. Nella Costituzione, il termine più ricorrente, dopo «legge»,
è «lavoro» o «lavoratori». Il significato di lavoro – non riducibile
all’occupazione e alla retribuzione – è come una bussola, è stato pensato per
orientare il cammino di una società chiamata ad attraversare stagioni e lavori
nuovi. La Repubblica «è fondata sul lavoro» (art. 1), da cui discendono diritti e doveri per
contribuire al progresso «materiale e spirituale della società» (art. 4 Cost.).
Lavorando, la persona si costruisce e cresce anche spiritualmente perché per i
costituenti cattolici il lavoro era inteso come un «atto creatore».
Quando, durante i lavori della Costituente, Costantino Mortati propose di inserire il principio lavorista come diritto fondamentale, lo pose accanto al principio democratico, a quello personalista e a quello solidarista. È da quest’insieme di principi che si definisce la dignità della persona umana come “valore madre” della nostra Costituzione. Il significato di lavoro nella Costituzione rimanda sempre al significato della dignità della persona e della sua concreta realizzazione come realizzazione di libertà, di crescita personale e comunitaria, di inclusione e di coesione sociale. Il cittadino non viene definito più dal ruolo sociale conferito dalla ricchezza o dai titoli nobiliari, ma dal fare bene ciò che gli viene affidato.
Quando, durante i lavori della Costituente, Costantino Mortati propose di inserire il principio lavorista come diritto fondamentale, lo pose accanto al principio democratico, a quello personalista e a quello solidarista. È da quest’insieme di principi che si definisce la dignità della persona umana come “valore madre” della nostra Costituzione. Il significato di lavoro nella Costituzione rimanda sempre al significato della dignità della persona e della sua concreta realizzazione come realizzazione di libertà, di crescita personale e comunitaria, di inclusione e di coesione sociale. Il cittadino non viene definito più dal ruolo sociale conferito dalla ricchezza o dai titoli nobiliari, ma dal fare bene ciò che gli viene affidato.
“Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.”
Abbiamo visionato un
video di Benigni sull’art. 4 della Costituzione, mi hanno colpito le parole
“Mah, io dico la bellezza “materiale o
spirituale” La grandezza sta nell’aver messo insieme quel materiale e
spirituale. Il lavoro è proprio il primo principio. inutile che mi dai tutti i
diritti, se non ho lavoro. Non sono niente perché sono morto fisicamente ed
anche socialmente, non sono nessuno. Quindi la prima cosa che mi devi dare è il
lavoro perché ci si fonda, sono le fondamenta. – Aggiunge: “ Guardate che ogni
legge che va contro il lavoro è davvero un sacrilegio. Se si escludono momenti
di grande bellezza che la vita ci può regalare a tutti noi, e quelli li
lasciamo da parte. Amare il proprio lavoro credo che sia la vera e concreta
forma di felicità sulla terra”
La cosa che dobbiamo cercare di fare noi future
generazioni è quella di amare il nostro lavoro, dedicare tutto noi stessi a ciò
che ci piace fare, a scoprire i nostri talenti e trasformarli con passione,
sacrificio e tenacia in un progetto di
vita in grado di arricchire noi stessi e gli altri.
“Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società.” Mah,
io dico la bellezza “materiale o spirituale” tu devi
contribuire a farmi stare bene col corpo e l’anima. Sono uguali. La grandezza
di aver messo insieme quel materiale e spirituale. Il lavoro è proprio il primo
principio. Tu è inutile che mi dai tutti i diritti, se non ho lavoro. Non sono
niente perché sono morto fisicamente ed anche socialmente, non sono nessuno.
Quindi la prima cosa che mi devi dare è il lavoro perché ci si fonda, sono le
fondamenta. E dice che riconosce a tutte questa cosa qua. Guardate che ogni
legge che va contro il lavoro è davvero un sacrilegio. Se si escludono momenti
di grande bellezza che la vita ci può regalare a tutti noi, e quelli li
lasciamo da parte. Amare il proprio lavoro credo che sia la vera e concreta
forma di felicità sulla terra. Cit. Roberto Benigni
La
cosa che dobbiamo cercare di fare noi future generazioni è quella di amare il
nostro lavoro, dedicare tutti noi stessi a ciò che ci piace fare e non vederlo
come un qualcosa che serve solo a monetizzare noi e la nostra famiglia.
Felice Gagliardi V A
Il principio di
uguaglianza
Articolo 3 della Costituzione
L’art 3 costituzione enuncia il principio di uguaglianza. Il
primo comma dell’art3 è dedicato al principio di uguaglianza formale ed
all’enunciazione di una serie di divieti di discriminazione; il 2° comma
enuclea il principio dell’uguaglianza sostanziale. Il principio
dell’uguaglianza formale deve essere inteso come eguale soggezione di
tutti al diritto. Il nucleo forte del principio di uguaglianza è costituito
dall’impossibilità per il legislatore di operare distinzioni di sesso, razza,
lingua, religione, opinioni politiche ecc. Tale principio vuole prescrivere
leggi generali ed astratte per evitare discriminazioni.
Il principio di uguaglianza sostanziale, comporta invece, l’impegno dello stato a creare le condizioni di eguaglianza sostanziale fra i cittadini, ovvero a rimuovere gli ostacoli di natura economico-sociale che di fatto impediscono la partecipazione dell’individuo alla vita del paese. Tale principio tende a provvedere a singoli casi per eliminare eventuali svantaggi. I due principi si limitano e si completano a vicenda. Il principio di uguaglianza è strettamente connesso a quello di democrazia e libertà, i quali a loro volta si fondano su quello di partecipazione.
Il principio di uguaglianza sostanziale, comporta invece, l’impegno dello stato a creare le condizioni di eguaglianza sostanziale fra i cittadini, ovvero a rimuovere gli ostacoli di natura economico-sociale che di fatto impediscono la partecipazione dell’individuo alla vita del paese. Tale principio tende a provvedere a singoli casi per eliminare eventuali svantaggi. I due principi si limitano e si completano a vicenda. Il principio di uguaglianza è strettamente connesso a quello di democrazia e libertà, i quali a loro volta si fondano su quello di partecipazione.
L’ideale dell’uguaglianza sociale è presente in tutti i
Paesi civilizzati per il quale gli uomini si sono battuti moltissimo in
passato.
Il principio
autonomista e la sussidiarietà
Art. 5 Costituzione La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Contrapponendosi all’ordinamento fascista, in cui le istanze pluralistiche ed autonomistiche erano state cancellate, la Costituzione italiana sancisce il principio del pluralismo territoriale, il riconoscimento, cioè, di centri di potere politico autonomi, diversi dallo Stato ma più vicini ai cittadini.
L’Italia è uno stato autonomista e prevede l’esistenza di
enti territoriali: Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni.
Il principio di sussidiarietà consiste nel far svolgere
all’ente gerarchicamente inferiore tutte le funzioni e i compiti di cui esso è
capace. La sussidiarietà può essere orizzontale o verticale.
Il principio
concordatario
Riguarda gli articoli 7 e 8 e disciplina i rapporti tra
Stato e chiesa.
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